Tarocchi marsigliesi: qual è la loro vera origine?

Quello dei tarocchi è un mondo misterioso ed arcano, non sorprende quindi che sui tarocchi marsigliesi sia poggiato un velo di mistero che noi proviamo a sollevare in questo articolo. Innanzitutto è opportuno sapere che i tarocchi di Marsiglia sono gli antenati di tutti i tarocchi europei, i primi in assoluto ad essere usati nel mondo della cartomanzia.

Da questi tarocchi sono nati tutti i successivi mazzi di carte usati dalle cartomanti: dal mazzo Lenormand al mazzo Zener fino al lazzo Oracle Belline. Sono tante le teorie sulle origini dei tarocchi francesi che, secondo alcuni, sarebbero addirittura nati in Italia.

Non siamo ovviamente depositari della verità, ma tramite un breve excursus storico proviamo a rimettere insieme i pezzi del puzzle per ricomporre quella che potrebbe essere la reale origine dei tarocchi francesi.

La storia dei tarocchi marsigliesi

Inizialmente i tarocchi marsigliesi erano stampati su un’incisione di legno e successivamente venivano colorati a mano tramite l’uso di stencil. Tra i più noti artigiani che realizzavano tarocchi marsigliesi da segnalare Nicolas Conver, che produsse uno dei primi mazzi nel 1760.

Prima però ci furono i tarocchi marsigliesi realizzati da Noblet, verso il 1650, e Dodal verso il 1701. Uno dei modelli più famosi in assoluto è il mazzo di Claude Burdel nel 1751, dove la carta del Carro riportava le sue iniziali, mentre la sua firma per esteso compariva sul 2 di denari.

Le figure venivano rappresentate per intero, recavano la denominazione francese ed erano caratterizzate da numeri romani. Due gli elementi curiosi da sottolineare: il francese era piuttosto sgrammaticato e gli abiti delle figure erano tipiche del Rinascimento.

Successivamente il mazzo fu ulteriormente stilizzato dal francese Grimauld e poi ristampato nel XIX secolo.

I tarocchi francesi hanno origine italiana?

Benché i maestri cartai francesi avessero la reputazione di essere da sempre i migliori produttori di carte al mondo, sembra che la loro origine non fosse Marsiglia.

Si narra infatti che in un vecchio pozzo in Italia furono trovati dei tarocchi, molto simili a quelli francesi, nel XV secolo. In particolare molti storici ritengono che nel 1499, quando la Francia conquistò Milano, i soldati francesi e svizzeri si appassionarono ai tarocchi presenti nella città meneghina per poi portarli in Francia.

Poiché Marsiglia era una città famosa proprio per la produzione di carte, si ritenne erroneamente, almeno secondo alcune teorie, che fossero originarie di Marsiglia.

Alcune teorie sostengono quindi che la culla dei tarocchi marsigliesi sarebbe stata proprio l’Italia, anche se poi sarebbero stati perfezionati in seguito nei dettagli e nelle finiture presso le scuole artigiane marsigliesi.

Se però andiamo a scavare nella storia dei tarocchi francesi scopriamo che, secondo alcuni, hanno origini egiziane e secondo altri erano stati creati dai catari, che facevano parte di un movimento ereticale cristiano nato a cavallo tra il X ed il XIV secolo.

Le caratteristiche dei tarocchi di Marsiglia

Come tutte le cose che riguardano la cartomanzia, anche i tarocchi marsigliesi sono avvolti da una nuvola di mistero che, come la nebbia, più cerchi di avvicinarti e più non ci vedi nulla…

Ci sono però alcuni elementi che rendono inconfondibili i tarocchi di Marsiglia, come un’iconografia molto antica che avrebbe attinto una parte delle sue fonti in Egitto, per poi riadattarle alla civiltà europea. Nei tarocchi francesi c’è ad esempio la sfinge alata, ma anche altre figure atipiche come la Papessa o il Matto.

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