Semi carte da gioco: origini, storia e significato
Sia nel gioco delle carte napoletane che delle carte francesi ci sono 4 semi che, pur essendo diversi, per certi versi hanno significati molto simili. Bisogna considerare che le carte hanno origini antichissime, probabilmente nacquero intorno l’anno Mille in Cina.
Nel corso dei secoli le carte si diffusero presso diverse popolazioni, dagli Indiani ai Persiani fino ai Mamelucchi. Paradossalmente un ruolo importante per la diffusione dei giochi di carte, nati per divertimento, lo ebbe la guerra.
Durante le Crociate i soldati cristiani scoprirono questo passatempo presso le popolazioni arabe, portando poi le carte in Europa al loro ritorno. I primi mazzi di carte comparvero nel Vecchio Continente verso la metà del XIV secolo ed uno degli esemplari più famosi è il “mazzo di Stoccarda”.
Lo sviluppo dei semi delle carte italiane: dall’Egitto a Napoli
Tra i primi mazzi di carte documentate ci sono quelle dei Mamelucchi, che regnarono in Egitto dal XIII al XVI secolo. I semi raffigurati sono gli stessi utilizzati nelle carte napoletane: Tûmân (coppe), Suyûf (spade), Darâhim (denari) e Jawkân (bastoni). Ogni seme comprendeva 10 carte, tra le quali le tre figure che rappresentavano re o vicerè.
C’è da fare però una precisazione: le figure dei Mamelucchi non rappresentavano persone umane, poiché l’Islam vietava categoricamente la raffigurazione di umani. Le figure erano quindi astratte.
Nel Vecchio Continente invece gli 8, i 9 ed i 10 dei vari semi rappresentavano rispettivamente il fante, il cavaliere ed il re. I semi iniziarono ad avere anche una connotazione di tipo sociale. Le carte trovarono un’ampia diffusione a Napoli, nelle locande e in prossimità dei porti, dove soprattutto i marinari si dilettavano nei più disparati giochi.
Le coppe simboleggiavano il clero, le spade la nobiltà, i denari i mercanti ed i bastoni i contadini.
La nascita dei semi delle carte francesi
Anche le carte francesi derivano dagli antichi mazzi dei Mamelucchi, anche se per vie traverse. In Germania infatti furono realizzate delle carte con dei semi che traevano ispirazione da quelli antichi: ghiande, cuori, foglie e campanelli.
I francesi trasformarono questi semi in cuori, picche, fiori e quadri, che sono arrivati fino ai giorni nostri, principalmente per motivi economici. Questi semi erano infatti più facilmente riproducibili rispetto a quelli più “contorti” e complessi delle carte tedesche. Riprodurre questi semi richiedeva quindi meno energie e meno costi.
Nel tardo Medio Evo fecero poi la loro comparsa il fante, la regina ed il re per raffigurare le famiglie reali delle varie dinastie europee.
Il re generalmente era considerato la carta più alta del mazzo, ma questa consuetudine fu in parte cambiata da una curiosa regola adottata in Inghilterra. Se sul trono sedeva una donna allora la carta più alta era proprio la regina; se invece sul trono sedeva un uomo, allora il re manteneva il suo status di carta più forte.
La rivoluzione dell’asso
Nel corso dei secoli il re è stato scavalcato dall’asso nella gerarchia delle carte. Un fatto piuttosto curioso, considerando che l’asso è la prima carta di un seme e quindi teoricamente dovrebbe essere quella più bassa.
Gli storici ritengono che questo capovolgimento delle gerarchie fu dettato dalla Rivoluzione francese, che di fatto sovvertì tutte le regole sociali e politiche prestabilite. L’asso di fatto simboleggiava il ceto più debole che soppiantò la nobiltà, rappresentata appunto dal re.
Il valore dei semi
Qual è il valore più forte nelle carte francesi? Per ricordarlo c’è una simpatica filastrocca: “come (cuori) quando (quadri) fuori (fiori) piove (picche)”. Nelle carte napoletane generalmente il seme più forte è invece denari. Non a caso il sette denari nella scopa equivale ad un punto.
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